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La Serenissima - Farina Serenissima

La Serenissima

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La Serenissima – Il nome della nostra farina deriva direttamente dalla lunga e gloriosa storia della Serenissima Repubblica di Venezia: eccovi la sua storia.

La Serenissima - Farina Serenissima

Volendo ripercorrere la storia di una città come Venezia molti sarebbero gli aspetti da trattare, da quello storico-artistico a quello economico, tuttavia mi limiterò ad un semplice excursus su quanto riguardò il suo sviluppo storico-politico dalla nascita fino al 1797, anno della perdita della propria indipendenza.
La città che vediamo adesso è il frutto di un processo di stratificazione storica piuttosto singolare ed unico a livello europeo, così come risulta osservandone l’assetto urbanistico e il suo volto eclettico. Essa non fu solo città portuale, come altre ce ne furono, bensì il prodotto di una forte volontà creativa, di uno sforzo individuale e collettivo vòlto a strappare nuove terre per lo sviluppo urbano, nonché di un’intelligenza proiettata verso la creazione di soluzioni ingegneristiche e istituzionali che permettessero il mantenimento delle sue caratteristiche fisiche e sociali, ovvero della propria stessa personalità.
La fondazione della città, che la tradizione vorrebbe essere avvenuta in data 26 marzo 421, è strettamente legata alle vicissitudini che colpirono il nord Italia dopo la dissoluzione dell’Impero Romano d’Occidente (476). Questo fu un periodo di incertezza politica legata ad una mancanza di governo centrale e all’insediamento nel territorio italiano di genti barbariche provenienti dell’est europeo: i goti prima, i longobardi poi. L’area lagunare risultò svilupparsi proprio come conseguenza del decremento demografico dei centri dei territori limitrofi dell’entroterra, soggetti a continue incursioni, e i cui abitanti migrarono in località più difendibili e più prossime all’autorità imperiale bizantina, continuazione dell’Impero Romano d’Oriente, predominante lungo le coste e all’epoca insediata nell’Esarcato di Ravenna.
Sorsero così i primi nuclei abitativi ad opera degli altinati, che si rifugiarono negli isolotti presenti nel territorio lagunare e noti come Torcello, Burano, Mazzorbo, Murano, Costanziaca e Ammiana. In questi toponimi gli emigrati portarono con loro memoria dei nomi degli antichi quartieri della città d’origine. Similmente avvenne per gli abitanti di Cenedo, Oderzo, Eraclea, Feltre, Padova, Monselice ed Este, che riparando su Chioggia fondarono i centri di Pellestrina, Malamocco e Jesolo.
Da questo insieme di isole e isolotti emerse una prima organizzazione politica dell’area sotto la guida di un tribuno il magister militum, eletto tra l’aristocrazia lagunare, convalidato dall’imperatore bizantino e soggetto all’autorità ravennate.
Successivamente l’organizzazione politica sviluppò verso un ducato più o meno soggetto al controllo diretto di Bisanzio. Il primo Dux-Doge noto dalle leggende venne eletto a Civitas Nova, attuale Eraclea nel 697, cui seguirà nel 737 un ripristino del governo del magister militum nominato dall’Esarca di Ravenna con la medesima sede; ma già nel 742 il colpo di mano del magister Teodato Ipato riportò la città all’istituto del Doge mentre il centro del potere venne spostato a Malamocco.

È proprio tra VIII e IX secolo che si assistette ad un definitivo affrancamento dal controllo imperiale bizantino grazie dapprima al crollo dell’Esarcato sotto la spinta longobarda nel 751 e poi al riconoscimento ottenuto nel Trattato di Aquisgrana (814), a seguito degli accordi tra franchi e bizantini per la delineazione delle loro proprie aree di influenza sul territorio italiano, e infine riconfermato nel Patto di Lotario (840). Già dal 901 poté fregiarsi del titolo giuridico di Civitas a seguito della concessione resale dall’imperatore bizantino Leone VI.
Lo spostamento definitivo della sede dell’autorità politica a Rialto, con la nascita della Civitas Rivoalti, una vera e propria cittadella fortificata, avvenne nell’anno 810. Pochi anni dopo, nella medesima area, si cementò anche l’identità religiosa degli abitanti a seguito del l’arrivo da Alessandria d’Egitto delle reliquie di S.Marco (828). Le spoglie del santo non furono consegnate all’autorità vescovile, presente dal 775 in città, bensì al Doge e da lui destinate alla sua futura cappella palatina, la basilica di S.Marco, segno questo di una forte volontà autonomistica anche dalla crescente autorità della Chiesa di Roma.
La fase successiva della vita dell’emergente città-stato è tutta da leggersi in relazione alle sue proprie natura e collocazione geografica. Il potere cittadino, di fronte ad un territorio praticamente privo di aree coltivabili e proiettato verso il mare, orientò infatti l’economia verso la manifattura di trasformazione e lo scambio marittimo dei beni provenienti dai traffici tra le sponde del Mediterraneo orientale e l’Europa, portandola ad emergere in un tessuto di relazioni di respiro internazionale.
Nel 992 l’imperatore bizantino concesse dazi ridotti ai mercanti veneziani presenti in città, favorendone quindi i commerci, e tra il 998 e il 1001 Venezia, sotto il doge Pietro Orseolo II, iniziò a gettare le basi di quello che nel corso dei secoli diventerà un vero tessuto di empori coloniali, conquistando Zara e con essa il nord della Dalmazia. A seguito di una alleanza contro i normanni, insediatisi in Italia meridionale e ormai proiettatisi verso i Balcani, l’Imperatore costantinopolitano Alessio I Comneno nel 1082 riconobbe l’autorità di Venezia su tutta la costa dalmata meridionale fino a Spalato e Ragusa, confermandone inoltre i privilegi commerciali con bisanzio stessa.
Nel 1177 le fu riconosciuto il suo crescente ruolo internazionale, tanto che Venezia fece da mediatrice tra l’imperatore Federico I Barbarossa e il papa Alessandro III.
La IV crociata confermò il predominio marittimo della Serenissima. Voluta da papa Innocenzo III e guidata da Baldovino di Fiandra e Bonifacio del Monferrato, la spedizione fu interamente finanziata da Venezia, che utilizzò la propria flotta per il trasporto degli armati. Tuttavia i crociati non giunsero mai in Terra Santa, ma anzi furono deviati a Costantinopoli, dove il nuovo imperatore Alessio III aveva spodestato il fratello Isacco Angelo. Questi, per riconquistare il trono, pensò bene di chiedere l’intervento di Venezia e dei crociati in cambio di una forte somma di denaro, che ad operazione conclusa non fu in grado di fornire. Il risultato di tale insolvenza fu la presa, da parte dei crociati stessi ,di Costantinopoli e il suo saccheggio nel 1204. Dalle ceneri dell’impero bizantino sorse, quindi, un Impero Latino d’Oriente, di breve durata (1204-1261), ma da questa impresa Venezia ricavò oltre alla preda del saccheggio anche il controllo di Cefalonia, Zante, Candia e del Peloponneso, mentre bizantini rimasero i territori dell’Impero di Nicea in Anatolia e il Despotato d’Epiro.

La Serenissima - Farina Serenissima
L’intervento della Repubblica di Genova, che appoggiò, con la stipula del Trattato del Ninfeo nel 1261, l’imperatore bizantino di Nicea, Michele VIII Paleologo, nella ripresa di Costantinopoli e dei territori dell’Impero Latino, portò le due Repubbliche allo scontro diretto per il controllo commerciale. Inoltre a seguito della sconfitta subita da parte della Repubblica di Pisa nella battaglia della Meloria del 1284 i genovesi risultavano di fatto egemoni nel bacino del Mediterraneo occidentale e il conflitto con Venezia apparve ineluttabile.
La tensione tra le due Repubbliche si protrasse per più di un secolo. Dopo gli scontri per l’isola di Creta e la tregua ventennale tra il 1270 e il 1290 ratificata a Cremona, nel 1298 Venezia fu sconfitta a Curzola e con la conseguente pace di Milano del 1299 dovette cedere alcuni territori di oltremare ai genovesi ma non l’indipendenza. Tra il 1351 e il 1355 la situazione si acutizzò per il controllo commerciale dei rapporti con i tartari dell’Orda d’Oro, penetrati in Europa orientale, ma l’apice fu raggiunto nella cosiddetta Guerra di Chioggia (1378-1381) in cui i genovesi arrivarono a minacciare la stessa Venezia. La Serenissima fu sconfitta, come ratificato nel Trattato di Torino del 1381 che vide la città perdere alcuni possedimenti ma mantenere intatta l’indipendenza, tuttavia le mire espansionistiche del Ducato visconteo di Milano posero fine all’autonomia politica di Genova già dalla sua sottomissione nel 1353 e che da questo momento orbiterà sotto il controllo milanese o francese, lasciando Venezia predominante nei mari.

La guerra di Chioggia aveva reso evidenti agli occhi dei veneziani la fragilità delle sue difese, dovuta soprattutto all’assenza di un retroterra, sicché l’oligarchia cittadina, oltre a rafforzare le difese militari della città stessa, si avviò verso un cambiamento di rotta sul piano strategico. Venezia passò nel giro di pochi anni a creare un dominio solido in terraferma per poter contrastare meglio eventuali eserciti nemici. I primi passi verso la “scelta di terraferma” erano stati gettati già con l’acquisizione dei territori di Treviso e Bassano nel 1339, ma subirono una accelerazione a seguito della crisi del Ducato di Milano, conseguente la morte di Gian Galeazzo Visconti e perdurante dal 1402 al 1412, periodo nel quale Firenze, il Papato e Venezia si spartirono il territorio del ducato milanese. In questa fase Venezia conquistò Vicenza, Verona e Padova (1404-05), mentre, opponendosi all’imperatore e al patriarca di Aquileia, occupò Belluno e Feltre (1404) e Cividale ed Udine (1420).
Parallelamente in Italia cominciò ad affermarsi l’idea di una politica di equilibrio, sapientemente sfruttata dalla diplomazia veneziana, tra i maggiori Stati regionali italiani, che, attraverso un uso spregiudicato delle alleanze, cercarono di limitare l’egemonia di quello Stato di volta in volta predominante.
La reazione alla rinnovata istanza espansionistica del nuovo signore di Milano, Filippo Maria Visconti, portò alla nascita di una coalizione tra Firenze e Venezia, che a seguito della vittoria di Maclodio operata dal Carmagnola nel 1427 portò alla Pace di Ferrara e con essa a Venezia l’annessione delle città di Brescia e Bergamo. Le tensioni per la successione al trono di Napoli e l’intervento di Milano nella vicenda rinfocolarono gli scontri sul territorio italiano. La sconfitta dei milanesi ad Anghiari seguita dalla Pace di Cremona (1440) fecero sì che Venezia estendesse il controllo sui territori di Ravenna, Legnano e Peschiera, ma i timori di Firenze, legati alle vicende di Milano, ormai in mano al condottiero Francesco Sforza, e all’eccessiva espansione di Venezia portarono a nuovi scontri tra una coalizione milanese-fiorentina e una veneto-napoletana. L’intervento del papa Niccolò V, preoccupato dell’avanzata ottomana di Maometto II, che nel 1453 aveva travolto in oriente la Costantinopoli causando la fine dell’Impero bizantino , porterà alla stipula della Pace di Lodi (1454), che riconoscerà Francesco Sforza come duca di Milano e l’Adda come confine tra il milanese e il veneziano, nonché alla creazione della Santissima Lega tra Firenze, Milano e Venezia.
A seguito della penetrazione degli ottomani nei Balcani, Venezia vide avanzare da oriente un nuovo nemico, che andava ad estendere il controllo sui suoi territori d’oltremare e tra il 1464 e il 1479 la città doveva iniziare a cedere alcuni dei suoi possedimenti nell’egeo e in Albania ai turchi. L’interesse verso l’espansione sul suolo italiano si fece, quindi, sempre più pressante e tra il 1482 e il 1484 Venezia mosse guerra a Ferrara ma venne ostacolata dall’intervento congiunto di Milano, Firenze e Napoli e tuttavia con la Pace di Bagnolo ottiene Rovigo e il Polesine.
La rottura degli equilibri tra gli Stati regionali in Italia fu conseguente alla penetrazione delle potenze straniere sul territorio e il cui primo episodio è da ritrovarsi nella discesa tra il 1494 e il 1495 di Carlo VIII, re di Francia, che rivendicava il trono angioino di Napoli, avvenuta senza la minima resistenza da parte dei territori attraversati. Solo quando tutti gli Stati italiani, unitisi ai sovrani di Spagna e all’imperatore d’Austria, si coalizzarono nella Lega di Venezia, vittoriosa nello scontro di Fornovo sul Taro, fu ripristinata la situazione precedente. Ma ormai l’indipendenza e l’autonomia degli Stati italiani volgeva inesorabilmente al termine.

La situazione precipitò a seguito dell’occupazione veneziana di Cervia e Ravenna del 1503 avvenuta approfittando della scomparsa del duca Cesare Borgia, che aveva creato nelle romagne un ducato autonomo col beneplacito del padre papa Alessandro VI. Il nuovo papa Giulio II aderì allora alla Lega antiveneziana di Cambrai (1508) cui partecipavano oltre che tutti gli Stati italiani anche i francesi, gli spagnoli e l’imperatore d’Austria. Venezia, isolata, venne battuta ad Agnadello nel 1509 dalle truppe francesi e assediata dalle truppe imperiali che imperversavano nei territori di terraferma. I francesi però mossero contro il papa che convocò quindi una nuova lega antifrancese, la Santa Lega, cui aderirono inglesi, spagnoli, imperiali e veneziani e che fu battuta a Ravenna dalle truppe francesi. Tuttavia la scomparsa del comandante Gastone di Foix e l’intervento di truppe svizzere portarono alla ritirata francese.
Nel 1515 i francesi di Francesco I questa volta alleati a Venezia sconfissero i milanesi a Melegnano e con la stipula del Trattato di Noyon venne ripristinato l’assetto del 1504, con i francesi saldi a Milano e gli spagnoli a Napoli.
Nel 1526 Francesco I, accerchiato dai dominii dell’imperatore Carlo V, compose una lega anti-austriaca, la Lega di Cognac, che portò al protarsi anche in territorio italiano del conflitto franco-asburgico, fino alla stipulazione del Trattato di Cateau-Cambrésis nel 1559, a seguito del quale i francesi uscivano definitivamente dal territorio italiano e solo Venezia rimase indipendente dal controllo diretto o indiretto degli spagnoli.
Il XVI secolo vide il definitivo ridimensionamento politico e commerciale della Serenissima dovuto soprattutto alla rottura del monopolio con le rotte orientali, a causa dell’apertura di nuove vie per l’avvenuta circumnavigazione dell’Africa e per le nuove scoperte geografiche che favorirono l’asse atlantico rispetto a quello mediterraneo. Tra il 1570 e il 1573 nuovi conflitti contro i Turchi videro la nascita della Lega Santa, costituita dall’alleanza di Giovanni d’Austria, della Spagna, del papa e del duca di Savoia, che portò i veneziani a partecipare vittoriosamente alla battaglia di Lepanto, del 1571. A causa di dissapori nei confronti degli spagnoli la Repubblica arrivò, tuttavia, alla stipula di una pace separata con gli ottomani, la Pace di Costantinopoli del 1573, che confermò le perdite territoriali dell’isola di Cipro, dal 1489 possesso veneziano, e di alcune isole egee e che portò allo scioglimento della lega stessa.

La Serenissima - Farina Serenissima
Il XVII e il XVIII secolo non fecero che consolidare la decadenza politica della città, costretta ad una sostanziale presa di posizione neutrale nei confronti dei grandi conflitti europei, cui partecipò solo in difesa dei propri territori d’oltremare. Per questa fase sono da segnalare il conflitto giurisdizionale nei confronti del papato contro la manomorta ecclesiastica che portò all’espulsione della Compagnia dei gesuiti dal territorio veneziano, la repressione della pirateria degli Uscocchi, nota come la guerra di Gradisca e perdurata tra il 1615 e il 1617, la cosiddetta Guerra di Candia tra il 1645 e il 1669, a difesa degli attacchi turchi e che si concluse con la perdita dell’isola, la vittoriosa campagna del Morosini in Morea tra il 1687 e il 1694 con la Pace di Carlowitz del 1699 a ratifica dei risultati ottenuti e infine la guerra della Lega Santa anti turca in cui presero parte l’Austria, la Russia e la Polonia e che iniziata nel 1711 si risolse con la Pace di Passarowitz del 1718 e con la perdita definitiva della Morea.

Venezia continuò tuttavia ad essere ancora florida economicamente e fieramente indipendente sia politicamente che culturalmente fino a quando la penetrazione delle truppe francesi, guidate dal giovane generale Napoleone Bonaparte, nel suo territorio nel 1796 non portò allo scioglimento del governo oligarchico il 12 maggio 1797 e alla creazione della Repubblica democratica veneta, di stampo giacobino, di brevissima durata. L’ultimo smacco per la Serenissima fu la cessione della città e di tutto il suo territorio all’Impero Asburgico da parte dell’occupante francese, a seguito della firma del Trattato di Campoformio il 17 ottobre 1797. Da questa data la Repubblica di Venezia cessò di esistere e da mera, seppur ricca, provincia la sua storia si legherà prima alle vicende dell’Impero austriaco stesso, poi a quelle risorgimentali, di cui essa divenne uno dei centri più attivi, legate alla nascita del Regno d’Italia.
Nel 1848, sulla scia dei moti europei, un refolo autonomistico portò Daniele Manin e Nicolò Tommaseo a proclamare la Repubblica di San Marco che votò l’annessione al Piemonte. Ma, dopo la sconfitta di Novara e una fiera resistenza di fronte all’esercito austriaco durata cinque mesi, capitolò il 23 agosto 1848 ritornando sotto il dominio austriaco.

 

Alberto Scippa

 

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Farina Serenissima al Salone del Gusto 2014 - Farina Serenissima - Fotografia di Laura Gatta

Farina Serenissima al Salone del Gusto 2014

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Farina Serenissima al Salone del Gusto 2014 – Farina serenissima approda al salone del gusto di Torino: grande presentazione del nuovo prodotto a marchio Molino Piantoni

Farina Serenissima al Salone del Gusto 2014 - Farina Serenissima - Fotografia di Laura Gatta

Farina Serenissima al Salone del Gusto 2014

Il nuovo arrivato in casa Molino Piantoni fa il suo debutto ufficiale a Torino in occasione del Salone del gusto Terra Madre 2014 riscuotendo immediatamente un grande successo sia tra i professionisti sia tra gli amatori, dimostrando ancora una volta come l’alta qualità dei prodotti Piantoni sia sempre più apprezzata. Contemporaneamente è stata presentata anche Farina Celtica: un prodotto molto innovativo a base di monococco Shebar® di Fondazione Pianura Bresciana.

La Linea Serenissima si ottiene dalla macinazione a pietra di grani esclusivamente italiani e mantiene in una confezione tutta la freschezza della farina completa, che contiene tutte le parti del chicco. Una tecnica di molitura tradizionale, che affonda le sue radici nelle competenze del passato, tramandate nella nostra azienda dal 1850. La particolare molitura permette di mantenere intatte tutte le sostanze proteiche, le fibre, gli oligoelememti e i sali minerali del chicco di grano. È adatta per la preparazione di pane, pizza e dolci di ottima qualità. Rispetto alla macinatura a cilindri, che separa la materia prima per mercati differenziati, nella molitura a pietra la parte amidacea del chicco si amalgama con quella lipidica del germe.

Farina Serenissima al Salone del Gusto 2014 - Claudia Piantoni - Fotografia di Laura Gatta

Farina Serenissima al Salone del Gusto 2014 – Claudia Piantoni

Questo è il punto di forza di Farina Serenissima, su cui vogliamo insistere. Abbiamo puntato su queste proprietà in occasione del Salone del Gusto di Torino, dove insieme alla Linea Celtica, la Serenissima ha trovato grande consenso, presso un pubblico consapevole, alla ricerca di un prodotto sano e nutrizionalmente completo. Una farina con un’identità radicata, senza tempo, di cui abbiamo a cuore i vantaggi alimentari, che vogliamo diffondere attraverso la passione di un’azienda di famiglia, di persone cresciute respirando l’aria del molino, il nostro Molino.

 

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